11 luglio 2019

Due chiacchiere con Francesca Rossini


Francesca Rossini vive a Manziana, piccolo paese nel verde della provincia romana.
 È un’insegnante che si diverte a scrivere e illustrare fiabe per i suoi alunni.
Avida lettrice, appassionata di romanzi di azione e di avventura, con trame ricche di intrigo e pericolo, ha da sempre coltivato la passione per la scrittura.
Phoenix-operazione parrot, di Lettere Animate, è il suo romanzo d’esordio, cui ha fatto seguito il secondo volume: Phoenix-persecuzioni.
Dopo i romance ironici : Mamma e papà sono single ; L’amore ai tempi della Buonascuola  e il romance contemporaneo scritto a quattro mani con l’autrice Giulia Dell’uomo: Non ho tempo per amarti, esce con la casa editrice Triskell il woman’s finction Io e l’altr@ me.




Quando è nata in te la necessità di scrivere?
Da piccola già inventavo storie, ricordo quando le scrivevo per regalarle alla maestra che mi regalava le ‘chicche’ ( caramelline di zucchero) , poi ho iniziato a scrivere con la macchina da scrivere racconti di fantasia, avevo circa dieci anni e mi si arrossavano i polpastrelli perché i tasti erano durissimi. La scrittura mi accompagna da sempre, soprattutto nel mio lavoro ho sempre scritto storie per i miei alunni, ma non ho mai avuto l’impulso di renderle pubbliche. Solo durante la seconda gravidanza, nel 2013, non so cosa esattamente sia scattato in me, molto è stata noia, molto istinto di sopravvivenza per le lunghe giornate a letto, così distanti dalla frenesia della mia vita. Ho scritto delle fanfiction di una vecchia serie televisiva e lì mi hanno incoraggiato e spronato facendomi pensare che forse potevo fare altro, così è nato Phoenix e nel frattempo ho partecipato a un concorso con un racconto, arrivato terzo e pubblicato da nativi digitali edizioni. Da lì non mi sono più fermata e la scrittura è divenuta sfogo, rifugio, consolazione, esigenza e punto costante nella mia vita.
 Da dove prendi ispirazione per i tuoi scritti?
Ovunque. L’idea per una trama può venire ascoltando una canzone, facendo la fila alla posta, leggendo. Di solito è una frase, una scintilla che cresce e si trasforma, arricchendosi di particolari. Ad esempio mamma e papà sono single è nata tutto attorno a una mamma e sua figlia con i capelli intrecciati, lunghi fino al sedere e a una mia constatazione che alle mie riuscivo a malapena a fare dei codini storti. Da lì è nata la storia della mamma single, sempre di corsa, sempre in guerra con i sensi di colpa di non riuscire a fare abbastanza. Il personaggio di Dadi invece è nato dopo una sederata scivolando sul ghiaccio e da ricordi di disagi e figuracce delle scuole superiori. La sua storia invece è nata da una riflessione cancellando le chat inopportune dei soliti provoloni di facebook, mi sono chiesta:’chi si cela davvero dietro questi profili?’ L’ultimo: lacrime di farfalla purtroppo nasce tutto dalla mia esperienza di vita con il cancro, un po’ di romanticismo in tanta verità ,che spero possa incoraggiare molti e dare speranza a molti.
Sei una scrittrice metodica o impulsiva?
Inpulsivaaaa! Scrivo a valanga, velocissima, poi mi tocca sudare nella revisione per togliere errori di battitura a fiumi e incongruenze: quando scrivo non rifletto, è come se trascrivessi pensieri altrui. Spesso rileggendo penso: ma l’ho scritto io questo?
Quando hai capito qual era il genere giusto da scrivere per te?
Non l’ho ancora capito: stranamente non scrivo il genere che amo più in assoluto leggere: il thriller ( un po’ Phoenix che però è più un thriller romantico) , io come dicevo sopra, scrivo di impulso, non sto a pensare se la storia aderisca o meno a quello che il lettore si aspetta che io pubblichi. Scrivere è liberazione e svago per me, il resto è secondario.
Ci sono nuovi progetti per il futuro?
Torniamo al discorso precedente del non avere un genere mio.... sto scrivendo un distopico. Lo ho iniziato tre anni fa, prima come idea buttata su un foglio, poi con il disegno del mondo che avevo creato, infine, con già la trama pronta per intero, ho iniziato a riempire capitoli arrivando a più di 300 pagine senza aver finito. purtroppo la vita mi ha allontanata per due anni dalla mia passione, tutt’oggi scrivo più lentamente, devo tornare indietro e riprendere il filo perché ho meno concentrazione, ma da questo inverno sono tornata a dedicarmi al nuovo romanzo con assiduità e soddisfazione. Non so se ne caverò qualcosa di buono perché i personaggi sono tanti e la trama complessa, e ho paura divenga lunghissimo perché sono solo a metà, ma il divertente è ciò che sta in mezzo tra la parola inizio e quella fine no? Se anche rimarrà nel cassetto ne sarà valsa la pena
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