Quando è nata in te la necessità di scrivere?
Ho sempre scritto fin da quando ero bambina, da piccola
scrivevo piccoli copioni teatrali e costringevo i miei cugini a metterli in
scena durante le vacanze di Natale. Poi è arrivata la scrittura per un quotidiano
locale e due anni fa la scelta di inviare il mio primo romanzo ad una casa
editrice. Scelta tardiva ma che al momento mi sta dando un sacco di
soddisfazioni.
Da dove prendi ispirazione per i tuoi scritti?
Soprattutto dai
luoghi che conosco, dalla ricerca storica e d’archivio e da piccoli fatti o
personaggi che potrebbero sembrare del tutto anonimi. Sono delle folgorazioni, vedo un oggetto ( ad
esempio nell’ultimo romanzo un quadro) e la trama di sviluppa magicamente nella
mia mente, i personaggi si materializzano e mi chiedono di raccontare la loro
storia.
Sei una scrittrice metodica o impulsiva?
Assolutamente impulsiva, scrivere è quella parte della mia
vita che sfugge da ogni regola. Scrivo per piacere, perché in quel momento ho
qualcosa da raccontare, scrivo per esorcizzare un dolore. Non posso programmare
quello che scriverò e come lo scriverò, lo vivo al momento.
Quando hai capito qual era il genere giusto da scrivere per
te?
Credo di non averlo ancora capito, scrivo articoli di cronaca,
collaboro con il Magazine L’Ordinario
che dà voce alle persone «straordinarie», ho scritto racconti per bambini.
Prediligo soprattutto il genere mistery e lo storico, sono assolutamente negata
per la poesia. Mi piacerebbe scrivere qualcosa di attualità che dia voce al
dolore di molte donne.
Ci sono nuovi progetti per il futuro?
Se vuoi sapere se sto scrivendo in questo momento ti
rispondo di no. Sto invece collaborando alla realizzazione di un grosso evento
nel mondo dell’editoria che si svolgerà a Lucca nell’aprile del 2020 e che si
chiama Lucca città di carta. Vi invito a curiosare nel sito.

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