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13 marzo 2023

Recensione: "Per sempre noi" di Simona la Corte.



«Magari la felicità non è limitata al finale della storia, ma a quello che ci sta in mezzo.»

Milano/New York, 2022.

Lei è la sua Musa.
Lui il suo sogno proibito.


Per David Wilson, celebre scrittore di romanzi erotici, l’amore è un sentimento sopravvalutato, una gabbia dentro la quale finiscono soltanto gli sciocchi. Ama le donne, predilige le relazioni fugaci e non rinuncerebbe mai alla propria indipendenza, eppure a quarantadue anni comincia a chiedersi se la solitudine gli basterà come unica compagna di vita. Quando incontra Serena Bianchi, la ventottenne pin-up proprietaria del caffè letterario in cui presenta il suo nuovo romanzo, basta un bacio al gusto di cupcake per mettere in discussione le sue certezze.
Serena desidera l’amore, quello assoluto, che rapisce il cuore e domina la mente. Conosce la fama di donnaiolo che circonda il nome di David Wilson e sa che tutto ciò che potrà avere da lui è una sola notte nel suo letto.
Inoltre, ci sono due ostacoli a frapporsi tra loro: la differenza d’età e un oceano di distanza tra Milano e New York.
Basteranno pochi istanti di passione a saziare la fame dei sensi che destabilizza un’esistenza intera?
Recensione a cura di Silvia M.
"Se esprimessi ad alta voce i miei pensieri, sarei definita una sognatrice che crede nelle favole, invece non è così. So come va la vita e so che l'amore, talvolta, non è affatto come quello descritto nei romanzi. Ma nessuno mi priverà dei miei sogni e sono sicura che da qualche parte c'è l'uomo giusto per me.

Voglio cuore. tanto cuore."

Non è il primo libro che leggo di questa scrittrice e questo nuovo lavoro rispecchia il suo stile narrativo.

La storia tra David e Serena e i loro sentimenti che rimangono nascosti, in parte prigionieri di un orgoglio che non vuole indietreggiare, sono il filo conduttore dell'intera trama. 

"L'unica distanza che si frappone tra me e lei è il nostro essere orgogliosi  e testardi, e più ci penso, più vorrei spaccare tutto"

Tra salite e discese, tra rosee conclusioni che si intravedono ma che poi non arrivano, tra litigi e focose e appassionanti riappacificazioni, il libro stimola la curiosità del lettore che tifa per i protagonisti.

"Lui mi entrando sottopelle, si sta insinuando nel cuore senza chiedere il permesso."

Le scene d'amore sono descritte senza fare sconti e la passione sembra uscire e bruciare le pagine.
Dietro tutta questa passione, questo sfuggire e riacciuffarsi, credo ci sia un solo messaggio: se l'amore vero bussa alla porta bisogna accoglierlo senza se e senza ma, altrimenti si rischia di soffrire e di vivere di rimpianti.

⭐⭐⭐⭐


12 novembre 2022

Segnalazione nuova uscita: "Libere tutte... usi e costumi da abolire" AA.VV. PAV Edizioni

 



DIGNITÀ, LIBERTÀ E DIRITTI…
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza, tutti sia uomini e donne, che oggi si trovano costrette a urlare queste tre parole… Dignità, Libertà e Diritti…

Questi brevi racconti uniscono la nostra voce a un coro che si eleva sempre più assordante, feroce, reclamando quella libertà che oramai anche noi abbiamo imparato a non ritenere più così scontata.


https://pavedizioni.it/prodotto/libere-tutte-usi-e-costumi-da-abolire

Autrici in questa antologia:
Adelaide Camillo
Adelaide J. Pellitteri
Ambra Simoncelli
Angela Casalanguida
Angela Rosauro
Annalisa Baeli
Antonella Cavuoto
Antonella Grimaldi
Arianna Devigili
Claudia Proietti
Clelia Moscariello
Emanuela Di Ruscio
Franca D’Accriscio
Francesca Ceci
Germana Turolla
Giada Carboni
Giulia Savarelli
Giuseppina De Lorenzo
Ippolita Di Lecce
Laura Giudici
Liliana Zecchinato
Manuela Borselleca
Maria Fuda
Marina Carullo
Maria Comino
Martina Fiorilli
Marzia Martin
Melania Magurno
Paola Michelazzo
Raffaella Cosentino
Roberta Chialastri
Roberta Spaccini
Sabrina Tamiozzo
Sara Ortolani
Serena Savarelli
Silvia Maira
Simona Mancusi
Tania Anastasi
Veronica Tozzoli


07 novembre 2022

Segnalazione uscita: RIPART-ENDO. Storie di persone affette da endometriosi a cura di Tiziana Genito, Tutor dell'Associazione "La voce di una è la voce di tutte ODV."




 Uscito da poco per “Davide Strambi editore” il libro Ripart-Endo, a cura della dottoressa Tiziana Genito, tutor regionale dell’Associazione “La voce di una è la voce di tutte”. Libro di storie e testimonianze, come recita il sottotitolo, di tutte quelle donne affette da endometriosi: malattia che sconvolge la vita di tre milioni di donne. 

16 aprile 2020

Storia di un amore: Franca e Ignazio Florio.




 
Avete mai sentito parlare dei Florio? I Florio furono dei veri e propri “geni” del commercio e grazie al lavoro e all’impegno resero la Sicilia una terra grande e ricca. Parlando dei Florio possiamo citare il nome di una donna: Franca Florio, che sposò Ignazio Florio Junior.

Tutto iniziò quando al palazzo del principe Romualdo Trigona di Sant’Elia, Ignazio conobbe Franca Jacona di San Giuliano. Per il ragazzo fu amore a prima vista, ma per Franca non tanto. Del resto, era una ragazza intelligente, colta e sapeva parlare più lingue, Ignazio la corteggiava e le parlava dei suoi viaggi e del lavoro, inoltre quando la domenica andavano a messa, le sorrideva dolcemente.

Il 21 novembre 1891 le scrisse una lettera in cui dichiarava tutti i sentimenti che provava per lei; fu allora che Franca si innamorò di lui. C’era, però, un problema: Don Pietro, padre severissimo di Franca, non voleva che sua figlia sposasse il giovane Florio, raccontò addirittura alla moglie Costanza che giravano voci su Ignazio; si diceva che corteggiasse donne più grandi di lui e che, nonostante facesse generose donazioni alla chiesa, volesse comprare di tutto per la sua ricchezza. Donna Costanza credette al marito e anche lei non volle che Franca sposasse il giovane.

Nonostante ciò, Franca e Ignazio iniziarono a vedersi sempre più, facendo in modo che i loro genitori non si accorgessero di nulla. Appena Don Pietro venne a saperlo decise di trasferire tutta la famiglia a Livorno, dove vivevano dei parenti, nella speranza che sua figlia si dimenticasse di Ignazio, ma l’amore dei due giovani si rafforzò; Franca scriveva lettere a Florio, esprimendo la sua tristezza per la lontananza. Nonostante gli impegni di lavoro, il ragazzo trovò il tempo di recarsi a Livorno dalla sua amata. A quel punto in casa San Giuliano prevalse il buon senso e le nozze vennero acconsentite.

Giovanna D’Ondes Trigona, madre di Ignazio, era infastidita dalla posizione rigida dei San Giuliano, ma vedendo il figlio innamorato di Franca, anche lei, si rassegnò al volere dei giovani.

 Le nozze si tennero a Livorno l’11 febbraio 1893, dopo il matrimonio, Franca e Ignazio andarono ad abitare nella villa dell’Olivuzza. Con il passare del tempo il rapporto tra le due famiglie si distese e divenne più affettuoso. Il 24 novembre 1893, Franca e Ignazio provarono una grande gioia: era nata Giovanna, la loro prima figlia.
 
Silvia M.
Serena L.P.
 
 
 


09 dicembre 2019

Storie di donne: Rita Levi Montalcini



“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza”
Rita Levi Montalcini

Quando con Daniela Ruggero abbiamo pensato a creare “Storie di donne” , abbiamo stilato un elenco  a cui ci è sembrato doveroso dedicare la nostra attenzione, donne che hanno lasciato un segno nella storia. Quando Daniela mi chiese a chi volessi dedicare il mio primo articolo, non ho avuto dubbi.
Ho deciso di iniziare da una donna straordinaria, immensa, per la quale nutro profonda ammirazione.

Sto parlando di Rita Levi Montalcini.




Poche righe non bastano per descrivere la grandezza di questa donna che ha fatto dell’amore per la cultura e dell’impegno per la scienza la sua missione, la sua vera ragione di vita.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine.”

Rita Levi Montalcini era nata a Torino nel 1909 a Torino. Era figlia di colti borghesi di origine ebraica e all’età di vent’anni entra alla scuola medica di Levi e si laurea nel 1936.
Rita studia e si laurea in un periodo storico in cui erano poche le donne istruite, in cui al contrario era ancora alto il tasso di analfabetismo e la donna sembrava avere come maggiore ambizione un buon matrimonio. Nel peggiore dei casi, la donna era costretta a contrarre matrimoni combinati con perfetti sconosciuti, rivestendo esclusivamente il ruolo di madre e di moglie.
A causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938, Rita è costretta ad emigrare in Belgio. Seguiranno anni difficili e travagliati, quelli della seconda guerra mondiale, in cui di certo non c’era spazio per le ricerche scientifiche.
Donna dotata di una grande forza d’animo, aveva saputo affrontare con coraggio i momenti più difficili della sua vita, come quello della discriminazione razziale tanto da affermare di “…non temere i momenti difficili, il meglio viene da lì.”

Rita però dimostra una grande determinazione nel proseguire la sua carriera accademica come assistente e ricercatrice in neurologia e psichiatria. Per fare ciò sarà costretta a girovagare, prestando la sua collaborazione come medico volontario tra gli Alleati.

Negli anni seguenti, l’America sarà per Rita la sua seconda casa. Lì vivrà fino al 1977 rivestendo incarichi prestigiosi, diventando professore di Neurologia.
Tra il 1951-52 scopre il fattore di crescita nervoso, noto come NGF. Per circa trent’anni dedicherà il suo studio e le sue ricerche a questa molecola proteica e al suo meccanismo d’azione.
Grazie al suo impegno, allo studio e alla determinazione giunge a delle importanti scoperte in questo campo, tanto che nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel per la medicina con la seguente motivazione:
La scoperta del NGF all’inizio degli anni ’50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo,”
Rita Levi Montalcini è stata membro delle più importanti accademie scientifiche internazionali, è stata sempre attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine antiuomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società.
Nel 1992, assieme alla sorella gemella Paola, istituisce la fondazione Levi Montalcini in memoria del padre, rivolta alla formazione e all’educazione dei giovani.
Con la fondazione conferisce borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario allo scopo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.
Rita affermava: “A vent’anni volevo andare in Africa per curare la lebbra. Ci sono andata da vecchia, ma per curare l’analfabetismo che è molto più grave della lebbra.”
Una donna forte dal pensiero assolutamente affascinante che è morta a 103 anni nel dicembre del 2012.
Mi piace concludere con un altro dei suoi pensieri:
“Credo che il mio cervello, sostanzialmente, sia lo stesso di quando ero ventenne. Il mio modo di esercitare il pensiero non è cambiato negli anni, E non dipende certo da una mia particolarità, ma da quell’organo magnifico che è il cervello. Se lo coltivi, funziona. Se lo lasci andare o lo metti in pensione si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare.”



 Silvia Maira



30 novembre 2019

STORIE DI DONNE : FRANCA VIOLA

STORIE DI DONNE 


Ho pensato a lungo a questo progetto, l’ho macinato nel cuore e ho provato a iniziarlo senza avere davvero il coraggio. Poi, un giorno, dopo l’ennesimo femminicidio, dopo gli ennesimi insulti alle donne, ho deciso che dovevo portare avanti il mio desiderio di dar voce alle donne. Questa rubrica, STORIE DI DONNE nasce dall’esigenza personale, e fisiologica, di parlare di chi ha avuto il coraggio di lasciare una traccia indelebile nella storia, nei nostri cuori e in quelli che le hanno amate. Così, mentre pioveva a dirotto ho stilato una lista di donne a cui vorrei dare voce e ho parlato con la mia amica e socia Silvia Maira che ha subito accolto il mio progetto comprendendo a pieno la mia necessità. Vi proporrò donne famose, donne che hanno lottato per i diritti di tutti, donne che lo fanno in silenzio senza dare nell’occhio. Sempre e comunque, donne che credono fino in fondo alla loro forza e non temono di affrontare l’inferno per essere libere.

FRANCA VIOLA


Non ho mai avuto paura, non ho mai camminato voltandomi indietro a guardarmi le spalle. È una grazia vera, perché se non hai paura di morire muori una volta sola.”

IL “NO” CHE CAMBIÒ LA STORIA DI TUTTE LE DONNE 

UN “NO” CHE COSTRINSE LO STATO A MODIFICARE LA LEGGE




Franca Viola è la donna che apre la rubrica STORIE DI DONNE. Chi meglio di lei potrebbe? 
Ricordate la sua storia? Il suo NO costrinse lo Stato Italiano a cambiare le regole. Il suo NO urlato con la forza di chi rinasce nonostante l’umiliazione di uno stupro, quello di un uomo che si macchia di un crimine tanto infame, con la certezza di farla franca grazie a una legge che permette il  “matrimonio riparatore.”
Ebbene, se noi donne in questo momento stiamo rabbrividendo, sappiate che nel 1966 se un uomo rapiva una donna, la legava a un letto e la stuprava, poteva farla franca accettando di sposarla, poiché, così facendo, ne manteneva integro “l’onore” .

Articolo 544 del codice penale concedeva a violentatori e stupratori la possibilità di sfuggire alla condanna semplicemente promettendo di sposare la vittima del reato. 

Franca non ci sta, alza la testa, appoggiata dalla sua famiglia e afferma con estremo coraggio: 


«Io non sono proprietà di nessuno, l’onore lo perde chi le fa certe cose non chi le subisce».

LA STORIA

Franca aveva diciassette anni, era a casa sua, ignara di ciò che sarebbe accaduto e di come la sua vita sarebbe cambiata irreversibilmente. Franca non sapeva che il suo nome sarebbe diventato quello di una guerriera che sfida le regole con coraggio.
Era il 26 Dicembre del 1965 quando Filippo Melodia, il figlio di un mafioso, con i suoi amici, irrompe a casa di Franca e, dopo aver malmenato la madre, la rapisce portandola a casa della sorella di lui. La tenne segregata una settimana, privandola della dignità e poi abusando di lei per ottenere il suo asservimento. Erano anni diversi da quelli in cui viviamo, era una Sicilia chiusa e contadina il teatro di questa vicenda simile a tante altre che accadevano in Italia. Erano anni in cui lo stupro era definito violenza carnale e il reato non era inteso come contro la persona, ma come contro la morale.

Era moralmente scorretto abusare di una donna. 

Dopo una settimana di assenza da casa, la famiglia del Melodia contattò quella dei Viola, per  accordarsi sulle nozze che avrebbe riparato l’offesa. La famiglia di Franca, finse  di accettare e, in accordo con la polizia, si presentò all’appuntamento per liberarla. Quando le forze dell’ordine arrestarono Filippo Melodia lui, di certo,  pensò di potersela cavare come ogni uomo dandosi disponibile al “MATRIMONIO RIPARATORE”, ma Franca era una vittima e non accettò l’ipocrita pretesa di farla ancora sua e per la prima volta nella storia UNA DONNA DISSE NO. 

“Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me. Ero a letto, in stato di semi-incoscienza”, raccontò Franca dopo essere stata liberata. 


Grazie al suo sacrificio, al suo coraggio e alla forza della sua famiglia nel sostenerla in un’epoca in cui una donna che subiva violenza era svergognata, additata e da vittima era trattata come colpevole, il coraggio di Franca accese i riflettori su una legge ingiusta, sessista e vergognosa. Non fu facile perché la famiglia fu minacciata, derisa, additata e isolata. Dobbiamo imparare una cosa importante da questa vicenda, cioè che l’amore della propria famiglia può vincere le battaglie più grandi.  Franca ha lottato per se stessa e per tutte noi. Al processo, gli avvocati del Melodia asserirono che il rapporto era stato consenziente e che altre volte la ragazza aveva ceduto all’uomo prima che avvenisse il presunto rapimento, tentarono senza vergogna alcuna di far sottoporre la donna a una visita specialistica che potesse “datare” la perdita delle sua innocenza. 
La richiesta venne respinta. 
Dopo mesi di umiliazioni, il processo terminò con una sentenza storica : 11 anni a Filippo Melodia. 
COLPEVOLE DI VIOLENZA CARNALE E SEQUESTRO DI PERSONA. 
Franca vince contro la cultura bigotta e sessista, contro lo stato, contro il paese e contro Il suo stupratore. 


GRAZIE FRANCA PER AVERCI PERMESSO DI SCEGLIERE A CHI DIRE SÌ.

Daniela Ruggero